LE CHIESE DI ASSEMINI

La chiesa dedicata a San Cristoforo si trova nel centro abitato di Assemini, nei pressi della parrocchiale.
È stata realizzata nel XVII sec., durante la dominazione spagnola in Sardegna, ma non si hanno dati certi relativi alla fondazione.
I documenti più antichi consistono in alcuni ‘Atti del Consiglio Comunale’, in cui si riporta come già nel 1820 l’attuale chiesetta di San Cristoforo fosse utilizzata quale ‘bottega del chirurgo’, luogo dove gli asseminesi si recavano per le estrazioni dentarie e altri piccoli interventi medici.
Nella facciata a capanna con culminante campanile a vela ad una sola luce ad arco a tutto sesto, si apre il portale ligneo, sormontato da una piccola finestra.
L’interno presenta una semplice aula unica di forma rettangolare a tetto ligneo.
Leggermente rialzato rispetto al resto dell’aula, è l’essenziale altare sormontato da una nicchia che contiene una statua dedicata al santo al quale la chiesa è intitolata: San Cristoforo.

La chiesa di Sant’Andrea realizzata nel corso della seconda metà del Seicento, si presenta in forme modeste e priva di decorazioni di rilievo, con una piccola aula alla quale, sulla sinistra è addossata una cappellina. All’apice della facciata a capanna è collocata una semplice croce metallica, inserita tra i pilastrini del campaniletto a vela, crollato a causa del vento nel settembre del 1998. Il portale arcuato, ha la centina lavorata a scanalature e su questo è murato un cantonetto con uno stemma non interpretabile. L’ingresso è protetto da una classica “lolla”, tipico loggiato delle chiese rurali campidanesi, sorretta da cinque colonne in stile neoclassico, di recente fattura.
L’immancabile leggenda, narra di un tesoro custodito sotto una grossa pietra che quando una persona cercò di sollevare esclamò: “rimettimi dov’ero perché stavo molto meglio”; da quel momento il masso, che in realtà è un cippo miliare oggi custodito nei locali dell’oratorio parrocchiale, non fu più toccato.
Nel 1967 la festa fu sospesa e la chiesa trascurata rischiò di andare in rovina; fortunatamente tra il 1984 ed il 1985 su interessamento della famiglia Vincis, il Comune stanziò un finanziamento per la ristrutturazione
Le notizie per la scheda, sono tratte dal vecchio sito del Comune di Assemini

Caratteristiche e Storia

  • Struttura: Presenta una pianta rettangolare con due cappellette laterali, dedicate al Cristo morto e al Sacro Cuore.
  • Interno: Custodisce la statua della Madonna del Carmelo, donata dalla moglie del Conte Ceconi prima della Prima Guerra Mondiale.
  • Restauri: L’edificio ha subito diversi restauri, con l’ultimo importante intervento risalente ai primi anni ’70.
  • Utilizzo: Oggi è aperta ai fedeli, sebbene cerimonie religiose regolari siano limitate, con la celebrazione principale prevista il 16 luglio.
  • Nuova Chiesa: A causa delle ridotte dimensioni, nel 1958 iniziò la costruzione di una chiesa più grande dedicata alla Beata Vergine del Carmine, situata in via Sardegna.

Nonostante la parrocchia principale di Assemini sia quella di San Pietro Apostolo, la chiesetta del Carmine rimane un punto di riferimento storico e religioso per la comunità locale

La parrocchiale di San Pietro è una delle poche chiese della provincia di Cagliari nella quale sono rappresentati i caratteri tipici dello stile gotico-catalano. Un importante epigrafe in greco antico in marmo bianco, che faceva parte di un gradino di una porta laterale, fino alla metà del secolo scorso è ora custodita nella chiesa di San Giovanni. L’iscrizione fu studiata e letta dallo Spano, dal Plaza, dal Cavedoni, dal Solmi e trascritta dal Taramelli nella quale è riportato quanto segue: “In nome del padre, del figlio e dello spirito santo, io Nispella Diocote ho edificato il tempio dei santi vescovi e apostoli Pietro e Paolo di Giovanni Batista e della vergine martire Barbara, perché con l’aiuto delle loro preghiere il signore Dio mi conceda il perdono per i miei peccati”. Nispella era moglie del protospatario Togotorio che visse tra l’anno 1000 ed il 1050. Da questi pochi dati è possibile datare il primo impianto della chiesa in epoca bizantina intorno all’anno. Nel corso dei secoli l’impianto originario subì molteplici trasformazioni, per lo più di ampliamento, che portano la chiesa alle forme gotiche-catalane che ancora oggi conserva.